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Articolo Corriere Padano su "Wireless e montagna"


Riporto un articolo (PDF della pagina scaricabile cliccando qui) di Francesca Gazzola sullo sviluppo della rete Wireless in Alta Val Tidone, in cui è riportato anche uno spezzone dell'intervista telefonica in cui mi è stato chiesto di parlare della mia esperienza personale-Con la tecnologia wireless, la montagna è a un passo dalla città.


Internet senza fili arriva in Alta Val Tidone
Entro la fine del mese il territorio della Comunità Montana Val Tidone sarà coperto dalla banda larga.

Da lunedì 13 ottobre l'Alta Val Tidone è "in rete" grazie all'introduzione della banda larga sul territorio della Comunità Montana, comprendente i comuni di Pianello, Caminata, Nibbiano e Pecorara, che entro la fine di ottobre potranno connettersi a Internet grazie all'utilizzo della tecnologia wireless (senza fili) con un sistema di ponti radio, realizzato da Enìa. 
Lunedì è stato attivato il primo ponte, che in via sperimentale copre le frazioni di Strà, Trevozzo e Pianello e gradualmente entro la fine di ottobre verranno attivate anche le antenne che andranno a coprire l'intero territorio dell'Alta Val Tidone. 
I lavori di installazione termineranno per novembre: a quel punto Enia sarà a disposizione del territorio per offrire il servizio commerciale agli utenti, oltre che l'installazione del trasmettitore da posizionare sulle case. I costi del servizio saranno costi di mercato, dai 22 ai 25 euro mensili di canone, mentre l'acquisto dell'antenna verterà sui 140-150 euro, con possibilità di noleggio. L'idea nasce nel 2005 per iniziativa della Comunità Montana Val Tidone che raccolse più di 350 firme per richiedere la connessione a Internet sul territorio, fino ad oggi escluso. Nessun operatore commerciale era, però, interessato alla zona ed è iniziata, così, una collaborazione con il Politecnico di Torino che aveva realizzato un progetto simile, per l'area collinare di Vercelli. Regione e Provincia si sono mostrate interessate all'iniziativa volta a portare la banda larga sia negli enti pubblici che ai cittadini e alle imprese, attraverso un "progetto pilota" da estendere alle altre Comunità montane della provincia e della regione. 
L'attenzione allo spopolamento della montagna era tra gli obiettivi dell'amministrazione di Franco Albertini, presidente della Comunità montana Val Tidone e sindaco di Pecorara, insediatosi nel 2004. Un strumento importante che andava in questa direzione era l'introduzione della banda larga, necessaria per coloro che vivono in Val Tidone ma anche per chi vi si è insediato come seconda cosa, proveniente dal milanese, che grazie al servizio può soggiornare più giorni nella nostra provincia, lavorando direttamente dal proprio salotto. Da non dimenticare l'esigenza dei professionisti del territorio, "costretti a salvare i propri progetti su dischetti e a recarsi a Borgonovo, per inviarli a destinazione", spiega il sindaco Albertini, che aggiunge: "sul nostro territorio hanno sede aziende di rilevanza nazionale ed internazionale che necessitano di collegamenti con il resto del mondo. A ciò si aggiungono le necessità degli studenti e degli enti pubblici vista la tendenza dei governi di oggi a raggruppare gli enti tra loro per ottenere risparmi sui costi della politica. 
Il nuovo servizio di connessione wireless andrà a coprire l'80% del territorio dell'Alta Val Tidone, raggiungendo però il 90% della popolazione. Rimarranno escluse dal servizio solo case isolate che potranno aggiungersi al servizio se ne faranno richiesta. La Val Tidone si fa protagonista di un secondo "progetto pilota", in fase di elaborazione, sul telesoccorso, in collaborazione con Regione, Provincia e Ausl, per offrire assistenza medica agli anziani, con un sistema di videosoveglianza che li collega direttamente alle strutture mediche .
La testimonianza di come si possa portare avanti un'azienda anche in mezzo alla montagna, arriva, infine, dal grafico Davide Galli, che 4 anni fa ha lasciato il suo studio di grafica pubblicitaria, in centro a Piacenza, per trasferirsi a Bardi con la sua famiglia, fondando con una ventina di soci, la società "Regalami il tuo sogno", che realizza progetti multimediali, specie per Coop Italia. 
"La qualità della nostra vita è migliorata parecchio, soprattutto per i nostri figli ed il lavoro procede molto bene: abbiamo numerosi contatti e possiamo lavorare direttamente da casa, in mezzo al verde e al silenzio della montagna. Spediamo i nostri progetti via Internet e comunichiamo tra noi in videoconferenza", conclude Galli.
FRANCESCA GAZZOLA

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Articolo su Libertà: L'ESPERIENZA DEL PIACENTINO DAVIDE GALLI NEI BOSCHI DI BARDI


Riporto l'articolo inserito come riquadro di approfondimento nella pagina dedicata al convegno "Futuro alla montagna" che si è tenuto a Rivalta, organizzato dalla Provincia di Piacenza con la Comunità montana - Valle del Tidone, in collaborazione con Soprip, Cisco Corporate, Cratos dell’Università Cattolica ed Enìa, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna.
Erano presenti, in qualità di relatori, l’assessore provinciale alla comunicazione Mario Magnelli; il presidente del comitato Bardi Web e amministratore delegato di Dallara S.p.A, Andrea Pontremoli; Maria Antonella Tognon, responsabile regionale per Lepida S.p.A; Franco Albertini, presidente della Comunità Montana, Roberto Mircoli, Business Development Manager per Cisco Italia e Kees Rovers, presidente e amministratore delegato di “Close the Gap BV”.

Cliccando qui è possibile scaricare il PDF dell'intera pagina dedicata all'argomento.


«Banda larga e wi-fi per lavorare e studiare.
Solo così la gente tornerà sull’appennino»
L’esperienza del piacentino Davide Galli nei boschi di Bardi
Ha lasciato la casa di Piacenza e lo studio di grafica pubblicitaria in via Sopramuro per trasferirsi con moglie e figli nei boschi di Bardi.
Davide Galli è la prova vivente che, grazie a banda larga e alta tecnologia, si può lavorare benissimo anche lontano dalla città.
Nel suo caso, una fattoria isolata di Grezzo, località dell’Appennino parmense al confine con Farini.
«All’inizio i colleghi mi prendevano in giro e qualcuno ancora storce il naso - racconta il giovane esperto di comunicazione - ma il progetto decollato a Bardi grazio ad Andrea Pontremoli, ex presidente di Ibm e attuale amministratore delegato della “Dallara”, mi ha convinto subito. La quiete è un valore aggiunto, io e mia moglie Silvia qui siamo più concentrati.
Si realizza il sogno di unire una professione tecnologica, da scrivania, con la vita in mezzo alla natura».
Le paroline magiche che hanno reso possibile questa rivoluzione sono soprattutto Hdsl e Wi-fi.
«Grezzo conta occhio e croce trenta abitanti, però siamo già in quattro a lavorare a distanza.
Altri ne arriveranno presto, anche da Piacenza.
Migliora la qualità della vita, ma al contempo si aiuta la montagna», sostiene Galli.
Non a caso lo scorso anno il comune di Bardi è tornato ad avere un saldo anagrafico positivo: «I paesi dell’Appennino dovrebbero avere minimo l’Adsl per richiamare gente e creare occupazione.
Molte aziende sono pronte al lavoro “in rete”, però senza una copertura adeguata non si combina nulla - mette in guardia il pubblicitario -. C’è chi spera ancora nell’apertura di fabbriche, ma ormai le industrie si spostano all’ombra dei centri logistici, mica in mezzo al verde. L’unica strada da percorrere per fermare lo spopolamento è quella degli investimenti tecnologici».
Nella fattoria di Galli si allevano capre, conigli e galline; ora i piccoli Marcello, 5 anni, e Lucrezia, di 7, vogliono un cavallo. «I nostri bimbi vivono in un paradiso e da grandi potranno studiare a distanza.
A Bardi i ragazzi delle superiori si collegano in videoconferenza con i tutor delle rispettivi istituti di Parma, Fornovo o Borgotaro. Un’aula delle medie è stata allestita appositamente e viene utilizzata quattro giorni a settimana, risparmiando agli studenti disagi e costi del pendolarismo».
Michele Borghi

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In diretta con Maurizio Costanzo




Dal 15 gennaio 2008 e per due mesi circa in collegamento via webcam in diretta con la trasmissione Stella di Maurizio Costanzo, su SKY VIVO (109).
Dal lunedì al giovedì dalle 11 alle 13, mentre al venerdì viene trasmesso il "meglio della settimana" prendendo mezz'ora da ogni puntata. Repliche di ogni puntata lo stesso giorno a mezzanotte circa.

Si parla di tutto, interagendo con gli ospiti in studio e con gli altri connessi via webcam da ogni parte d'Italia e dall'estero.

A volte siamo insieme io e Silvia, a volte addirittura io dall'ufficio di Bardi e Silvia da casa a Grezzo.

Un estratto del primo collegamento è visibile qui. Nella stessa pagina sono visibili altri spezzoni come ad esempio questo che rappresenta un momento tipico di dialogo tra i collegati via web.

Ovviamente sono chiamato a parlare spesso della scelta di Bardi e del progetto di paese telematico. Ma mi è anche capitato di parlare del territorio, delle orchidee e della fauna.
E penso quindi di riuscire a promuoverlo sia per il turismo che per contribuire ad attrarre le aziende e gli investimenti.

Per capire meglio il taglio del format riporto uno spezzone del comunicato stampa:
E' NATA UNA STELLA - Per la prima volta sul satellite, va in onda il nuovo talk show di Maurizio Costanzo.
L’infaticabile anchorman della TV italiana presenta STELLA, trasmissione che promette di brillare nel firmamento televisivo grazie a una formula tutta nuova di interazione col pubblico. IN ONDA SU SKY VIVO - STELLA, approdata su SKY Vivo il 2 luglio, è l’ultima creatura catodica di Maurizio Costanzo. Il programma è un mix di immagini e parole che propone un dialogo quotidiano tra il giornalista e i telespettatori. E’ questa la novità: chiunque può partecipare al talk show, raccontando la propria storia oppure intervenendo al dibattito in studio. 
LE NOVITA' DI STELLA - La STELLA di Costanzo regala a SKY diversi primati: è il primo programma in diretta sui canali di intrattenimento SKY, è il primo magazine a cadenza giornaliera e segna l’ingresso in tv delle webcam di prima generazione. STELLA racconta l’Italia puntando le sue webcam nelle case degli italiani, per commentare con le famiglie i fatti del giorno. Mette a disposizione del pubblico una finestra virtuale sul Paese e offre nuovi spunti di riflessione. Fornisce uno sguardo alternativo sul mondo, rafforzato dalle stranezze riprese dal web e dalle news di SKY TG24. STELLA è il luogo dei ricordi e dei segreti:un corpo celeste che custodisce pensieri che sopravviveranno al tempo. Il programma diventa così per i telespettatori una bottiglia da affidare al mare, una bottiglia alla quale confidare i messaggi più importanti, certi che arriveranno a destinazione. 
STELLA è l'alfabeto della vita: ogni giorno la redazione sceglierà una lettera in tema con gli argomenti trattati e inviterà i telespettatori a declinarla rispetto al loro stato d’animo. A seconda dell’umore, ad esempio, la “S” sarà associata alla parola “suono” oppure “silenzio”.


La nostra presenza è stata poi ripresa dai giornali locali di Piacenza e Parma come ad esempio L'INFORMAZIONE DI PARMA (riporto qui l'articolo) e LIBERTA' di Piacenza che riporto in calce, oltre che dal sito Piacenza Night.

Cliccare sull'immagine per ingrandire.

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Ag vòl un bèl curagg

Pubblicata opinione su PIACENZANIGHT.COM (clicca qui)

Scajola che chiede le dimissioni di Amato per gli incidenti seguiti alla morte del tifoso laziale. Ma non era lui il Ministro dell'Interno per il G8 di Genova 2001?

Deve averne veramente tanto di coraggio Scajola.
Inteso ovviamente con l'ironia inversa tipica del dialetto piacentino, in cui si indica più che altro una faccia da... di bronzo.
E non riesco a capire come nessuno dei nostri splendidi mezzi di "distrazione di massa" non abbia pensato, anche solo per un attimo, alla morte di Carlo Giuliani e ai fatti di Genova 2001, oltre che alla recentissima misteriosa e selvaggia morte "per soffocamento" di Federico Aldrovandi a Ferrara nel settembre 2005 da parte di quattro agenti della squadra mobile. Eppure sono passate solo due settimane dallo scivolone della maggioranza sulla Commissione di Inchiesta sui fatti di Genova e quindi l'attenzione dovrebbe essere ancora molto alta.
Quanto successo domenica al giovane tifoso laziale infatti c'entra poco o nulla con il calcio e ha a che fare molto di più con la cronaca; soprattutto con la cinica consuetudine maturata dagli italiani per quegli oltre "150 morti ammazzati dalle forze dell'ordine senza motivo" dal dopoguerra a oggi, con la seguente solita italica rassegnazione motivata dal fatto che nessun "servitore dello stato" è mai stato condannato. Ripeto:
oltre 150 persone uccise e MAI una condanna. Solo 8 rinvii a giudizio in 62 anni finiti in veloci assoluzioni per insufficienza di prove.
La versione più verosimile dei fatti di Arezzo è a oggi quella data dagli agenti quando parlano di un parapiglia con relative urla del benzinaio mal interpretate come una rapina. Quel che non si spiega è, di fronte a qualsiasi interpretazione possibile, la scelta dell'agente di sparare ad altezza d'uomo attraverso tutte le corsie dell'autostrada con altri veicoli in transito per fermare un'azione che stava avvenendo a 50 metri di distanza almeno; fra l'altro le testimonianze sembrano concordare sul gesto volontario di uno sparo a mani giunte e braccia tese.
E in questi giorni i telegiornali e i quotidiani sono pieni zeppi di idiozie dette da chiunque. Facendo un
doveroso omaggio a Enzo Biagi mi permetto di citare il suo aforisma "Dopo tre apparizioni in video, qualunque coglione che viene intervistato dice la sua e anche quella degli altri", ma non riesco comunque a giustificare il livello raggiunto e soprattutto la totale, non improvvisa, scomparsa del mestiere di giornalista dal suolo nazionale.
Ma per tornare al titolo e all'occhiello ce ne sono alcuni che sono degni di merito più di altri. Ero quasi indeciso se
assegnare almeno un piccolo premio per il "curagg" anche a La Russa e a Storace, quasi commoventi nell'esprimere solidarietà alle forze dell'ordine, costretti per ragioni di ovvia opportunità a prendere le distanze dagli ultras. Inutile approfondire qui il legame, non proprio casuale, tra il 99 per cento delle curve e i partiti dell'estrema destra; a Piacenza direi che ne sappiamo qualcosa.
Ma il mio campione è CLAUDIO SCAJOLA, EX MINISTRO DELL'INTERNO del precedente governo Berlusconi, prima di dimettersi non per il colpevole disastro colossale nella gestione dell'ordine pubblico in occasione del G8 di Genova, ma per l'infelice frase su Marco Biagi ("Era un rompicoglioni" con la successiva conferma di Berlusconi "Quella di Scajola non era una frase campata in aria", detta in un comizio a Udine nel 2003, con grande "distrazione" della stampa anche in quel caso).
I giorni del luglio 2001 in cui
Scajola sembrò trasformare l'Italia nel Cile di Pinochet sono per me una delle tante e profonde cicatrici, di una pluriennale gestione dell'ordine pubblica, ma di cui forse Genova è uno degli indiscutibili apici. Situazione, la nostra, che non ha pari in quasi nessun paese occidentale: nei rapporti di Amnesty gareggiamo a pari merito solo con gli Stati Uniti che però, per riuscire a sospendere i diritti civili, si sono dovuti inventare un clima di "emergenza temporanea" e una serie di leggi apposite raccolte nel Patriot Act.
Un funzionario di polizia ha definito nel processo in corso
"clima da macelleria messicana" quanto è accaduto. Oltre ad allargare il cerchio sull'enorme difficoltà nei tentativi di democratizzazione delle forze dell'ordine, considerato che per anni le assunzioni sono sempre state rigorosamente politicizzate e in una sola direzione.
Potrei dilungarmi su tutti i dettagli di Genova, approfondendo con notevole documentazione quanto accaduto alla Scuola Diaz, sulle vere e proprie torture della caserma di Bolzaneto, sul tentativo di distruzione di ogni prova con l'irruzione al media-center della Scuola Pascoli, sui pestaggi indiscriminati di qualsiasi tipo di manifestante, dal no global al pensionato della CGIL, a organizzazioni; con rigorosa attenzione a non caricare ne' arrestare mai in nessun modo i fantomatici "black-block", troppo comodi come pretesto per poterli "sprecare".
Inutile nascondere che ai livelli più bassi tra i poliziotti e i carabinieri era scattato semplicemente il via a un liberatorio "dagliele al rosso". Ma cosa ha fatto scattare la sensazione che ci fosse per tutti una
copertura politica al concetto che era il semplice fatto di manifestare la cosa da reprimere su tutti i fronti?
E cosa ci facevano tre deputati di AN, senza nessun incarico di governo, nella sala operativa dei carabinieri di Genova? E' la famosa
"gestione politica dell'ordine pubblico" di cui parlava anche ieri sera Alemanno a Ballarò? Davvero l'ordine pubblico va gestito politicamente, come con identica pretesa ha sempre pensato Forza Italia della Magistratura?
Ma vi ricordate
l'atteggiamento reticente e arrogante del precedente governo dopo Genova?
Pur non provando nessuna simpatia per Amato in questi giorni sembrava almeno di sentir parlare il ministro di un paese civile, con discorsi pacati sull'accertamento della verità per i fatti dell'autogrill di Arezzo (e non un'aprioristica difesa d'ufficio delle forze dell'ordine fino a coprire gli errori della catena di comando e del singolo come avvenne per la morte Carlo Giuliani) oltre che alla separata valutazione della pseudo-reazione del mondo ultras nella giornata di domenica.
Non il rifiuto di qualsiasi approfondimento o inchiesta.
Possiamo discutere se era il caso o meno di far giocare le partite di domenica, tenendo presente fra l'altro che gli scontri e le devastazioni sono avvenuti proprio nelle città delle partite sospese, ma dalla gestione attuale a quella di Scajola per Genova 2001 c'è una differenza abissale. Per riprendere proprio le dichiarazioni di Scajola c'è una "differente interpretazione" e non dei fatti come voleva provare a sostenere lui ma dell'idea stessa che la trasparenza sia alla base di una paese democratico, che la giustizia debba almeno provare a essere uguale per tutti.
Chiedere le dimissioni del ministro poi...
Scajola e la sua "fasia àd tòla" proprio no. Stavolta dovrebbe avere la decenza di tacere.
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Crepate d'invidia: m'han schiaffato su STOP


Testata bianca ombreggiata secca su fondo rosso.
Riquadri gialli con scritte nere per il "drammatico", grassetti di fonts arrotondati in rosso per il morboso, punti esclamativi a profusione, il giallo con l'azzurro e perché no anche il rosso tutti insieme belli saturi in una scritta, le bordature sempre e comunque.
Non ci sono dubbi, non possiamo che essere di fronte a: una rivista porno degli anni '80 oppure a un ben più mitico "rotocalcone".

E chi non ha mai sognato la propria faccia impaginata con così tanto colore tutto attorno?

Scusate la sfacciataggine ma io ce l'ho fatta. Sono un uomo arrivato e nulla ho più da pretendere:
sono stato scontornato, ombreggiato e con il corpo riesco a toccare in un colpo solo il verde del prato in cui sono stato posizionato ("per comunicare l'idea di tecnologia in mezzo alla natura"), il fondo azzurrino dell'articolo, il giallo e il rosso fluo di un riquadro di approfondimento!
E in tutto ciò, casualità o istinto, avevo un paio di scarpe da ginnastica azzurre con le stringhe rosse. Eppure ancora non sapevo dove sarebbe uscito l'articolo del giornalista-fotografo freelance che ci intervistava e posizionava.

"A Bardi anche i FANTASMI navigano su INTERNET". Apoteosi.

Cliccando qui è possibile scaricare il PDF dell'imperdibile articolo.

Rosicate, rosicate.

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AUTOSTRADE SENZA ASFALTO PER L’APPENNINO (articolo per "Piacenza Rivista")


Montagna e sviluppo (im)possibile


Analizziamo insieme che fine hanno fatto i progetti di “salvataggio” dell’Appennino lanciati di volta in volta in roboanti conferenze stampa, senza che nessun giornale o giornalista si sia preso il compito di andare a verificare le effettive realizzazioni.


Un anno e mezzo vissuto in montagna. Di vita vissuta a Bardi, alta val Ceno, nell’Appennino che era piacentino e che, come altri comuni della zona, è diventato parmense da poco meno di settant’anni. Trasferito da Piacenza e dintorni volontariamente e con entusiasmo spostando famiglia e lavoro.


Due inverni, che segnano la vera scansione dell'anno che passa e che soprattutto determinano chi sono quelli che restano nei mesi più duri e quindi che veramente abitano l'Appennino con orgoglio e ostinazione.

Due inverni che mi permettono di parlare con una minima cognizione di causa, senza osare ancora utilizzare un "noi" che sarebbe veramente ingiusto e azzardato poiché, pur avendo compreso molti meccanismi, posso dire di essere solo agli inizi per quanto riguarda la comprensione delle culture e delle mentalità più profonde.


Con la fortuna di una fortezza splendida Bardi è molto simile al territorio circostante; per rendere senza fatica né forzature il tutto familiare ai lettori di questa rivista possiamo tranquillamente dire che spostando per un lo sguardo sui paesaggi non si troverebbe nulla di troppo diverso da Morfasso, Ferriere, Farini, Cortebrugnatella, Ottone o Coli.

La storia del dopoguerra è comune e riguarda una fascia orizzontale della cartina che parla, per tutti i comuni dell’Appennino Emiliano, di emigrazione e spopolamento improvvisi. Di vero e proprio abbandono.

Sono territori che già conoscevo bene. E’ proprio grazie alle lunghe camminate fatte per qualche anno con l’Associazione escursionistica OTP GEA che ho un legame talmente intenso con la nostra montagna da diventare addirittura una scelta di vita.

Escursioni che mi hanno permesso una vista nel dettaglio di quanto fosse ormai profondo e avanzato il grande deserto di boschi e villaggi fantasma. Triste e affascinante allo stesso tempo, inabitato e inanimato; letteralmente “lasciato andare” per poter vendere i diversi scempi architettonici e paesaggistici come rilanci turistici o economici, per creare forse solo vie di fughe per la calura estiva di pianura.


Eppure da qualche anno si parla spesso di ripopolamento, di rilancio e di inversione di tendenza.

Per valutare la differenza tra fatti e parole posso ora unire due esperienze che mi permettono di avere punti di vista privilegiati e soprattutto di fare qualche confronto:

1) Oltre 10 anni passati nel piacentino a contatto con amministrazioni ed enti di ogni genere mentre prestavo la mia opera di promotore, pubblicitario, consulente e anche organizzatore di diverse iniziative culturali, turistiche, formative e di impresa;

2) Il trasferimento a Bardi, in un’altra provincia, con il coinvolgimento nel progetto di rilancio del relativo territorio attraverso l’informatica e la telematica. 


Per le ragioni appena esposte ho seguito per anni con attenzione ogni articolo, convegno e iniziativa relativi alla teorica volontà di “salvataggio” dell’Appennino Piacentino. Sgombro subito il campo dicendo che ho visto anche iniziative lodevoli e conosciuto persone volenterose e splendide (purtroppo questa frase servirà da alibi ai pessimi e non eviterà di coinvolgere quelli che non lo meritano... inevitabile...).

Ma non solo i risultati non ci sono stati e difficilmente ci saranno ma posso tranquillamente dire che “ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”.

Rischio querele dicendo cose pesanti e dirette, ma credo che rischino molto di più i diretti interessati che volessero provare a contraddirmi se dico che:

1) sono state aperte molte aziende con sede legale nei comuni montani investiti dai consistenti finanziamenti del cosiddetto Obiettivo 2 (sostegno alle imprese in aree depresse) che in realtà operano in città o comunque in aree non disagiate;

2) sono state realizzate iniziative fittizie, con il sostegno di enti e strutture a partecipazione pubblica e privata, al solo scopo di ottenere finanziamenti (penso a richieste urgenti che mi sono pervenute di produrre in pochissime copie materiali promozionali “postumi” di iniziative che non avevo visto “prima”);

3) i numeri delle presenze turistiche sono spesso gonfiati dai vari soggetti preposti;

4) sono stati realizzati un numero spropositato di corsi di formazione finanziati, legati ai progetti di rilancio della montagna, con studenti fittizi;

5) la maggiore parte dei progetti telematici e informatici per la montagna finanziati non è mai proseguita oltre la data dell’ottenimento dei finanziamenti stessi (invito gli smanettoni ad andare a caccia dei cosiddetti siti appenninici da catalogare in Afterlife.org, il cimitero di internet...);

Queste cose dopo 50 anni in cui molti “amministratori” si sono prodigati a coltivare i propri potentati con il semplice gioco di trovare lavoro in pianura ai propri concittadini creando un vero e proprio scivolo “migratorio” verso valle. In questo aiutati dalla casta dell’unico investimento di liquidi evocato da decenni a Piacenza e che ha visto allargare l’asse del mattone cittadino proprio agli abitanti della montagna. Guai incentivare gli investimenti in imprese e attività... magari nei paesi di origine... guai!

In questo senso sarebbe interessante una tesi di Urbanistica di un volenteroso studente che ci porti dati statistici sufficienti e rompere ogni indugio, così potremmo ribattezzare come Alta Val Trebbia l’intero quartiere 2000 o Alta Val Nure tutta la zona attorno a via Boselli.


Ma queste sono solo le premesse per descrivere l’abisso e il ritardo.

Cosa invece trovo a pochi chilometri di così tanto diverso?

Un territorio compatto e coeso. Ma soprattutto consapevole. Che è stato messo da ricercatori universitari di fronte a tabelle e proiezioni dove veniva spiegato a tutti entro quando interi paesi sarebbero spariti, o entro quando non ci sarebbero più stati i giustificativi per mantenere ospedali, scuole e altri servizi essenziali. E che per invertire la tendenza bisognava creare addirittura immigrazione dalla pianura anche perché non bastava bloccare l’emoragia. E che una delle possibilità era quella di creare delle buone strade e addirittura autostrade.... informatiche!

Quindi non asfalto stavolta, perché finora era servito solo a favorire come minimo il pendolarismo o a distruggere l’ambiente e il paesaggio, due elementi essenziali che adesso potevano tornare ad essere motivo di scelta di vita per molti.

Molti come me, a cui basta una buona velocità di connessione per poter essere virtualmente ovunque, un tavolo e una stanza che non abbia la vista sui capannoni di un polo logistico.

E che per “scendere” una paio di volte al mese possono permettersi anche qualche curva in più, pur di mantenere intatto questo paradiso naturale creato (a questo punto bisognerebbe dire per fortuna) da 50 anni di arretratezza.

Bene, allora perché per non fare un profondo mea culpa e non imboccare la stessa strada?

Si può fare tenendo presente però un ritardo di almeno 10 anni e soldi sprecati in momenti che potevano essere ben più favorevoli dell’attuale.


Ma mi fermo per non bruciare argomenti che spero possano essere ospitati nei prossimi numeri. Ci sono tanti spunti collegati: la “faccenda” della fibra ottica, MiPiace.com, Sintra e il “paracadute pubblico”, le comunità montane, Piacenza Turismi, un’elenco ragionato dei “faccendieri delle promozioni turistiche fantasma” e... gran cappello... il fantomatico “marketing per il territorio”....


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Piacenza vista da quassù (intervista su "Piacentini")


Arriva con più di un'ora di ritardo all'appuntamento perché - dice - "a Morfasso ho trovato la neve", ma quando gli chiedo se non ci siano tanti disagi a vivere in montagna sostiene che "sono più i vantaggi e in fondo le difficoltà sono meno di quanto si creda".
Davide Galli, classe 72, ha fatto una scelta di vita radicale, da gennaio vive e lavora sull'Appennino tosco-emiliano a Bardi: 2700 residenti di cui molti emigrati, il doppio d'estate, un migliaio d'inverno. La sua decisione, che risale all'estate scorsa, la spiega così: "E' nata una stanchezza di 10 anni di iperattività a Piacenza in cui ho seminato dieci e raccolto uno. Ho sempre avuto il culto dell'Appennino: quando vivevo a Piacenza appena potevo sparivo nei sentieri".

Una scelta solo di vita o anche dettata da difficoltà sul lavoro?
La voce da "anticorpo alla piacentina" è che io sia fallito. Cosa voglia dire? Tecnicamente e materialmente comunque assolutamente no. Si pensa "chi scappa è perché ha problemi suoi" e in questo modo non ci si pone domande disarmanti. Io ho bruciato le tappe: a 30 anni ero socio de La Centrale, azienda del Borgo della Comunicazione, da me fondato e creato con Camillo Sperzagni. Un anno dopo abbiamo deciso che l'attività si sdoppiava: a Piacenza l'attività per i clienti locali e a Cortemaggiore, ospitati dal gruppo di aziende di servizi per la comunicazione di Coop Italia, i clienti nazionali o le aziende locali con esigenza di sviluppare multimedialità avanzata. A 32 anni Coop mi propone di chiudere l'attività di Piacenza e concentrarmi solo su Cortemaggiore. Il mio ex socio non era d'accordo e sono uscito da La Centrale e sono state riviste le attività. Sarebbe riduttivo parlare di difficoltà. E' normale che ci siano, quelle a cui non eravamo abituate sono legate alla velocità dei cambiamenti. Ammetto di averci messo del mio per accentuare l'effetto centrifuga... ma per fortuna!

E da gennaio vivi a Bardi: perché proprio lì?
Il progetto Bardi Web, animatore il presidente di Ibm Pontremoli che vive a Bardi, invitava la aziende che potevano lavorare a distanza ad insediarsi lì. Grazie alla banda larga sei sull'autostrada di Internet e io, per il mio lavoro, ho bisogno di 4 muri, una scrivania, serenità e calma per lavorare bene.

In cosa consiste la tua attività?
Sviluppo e ricerca per le aziende del gruppo Coop: un archivio di immagini, radio e televisioni digitali sono i progetti a cui abbiamo lavorato. Ci chiamiamo "Regalami il Tuo sogno srl" dalla canzone di Ligabue: siamo una decina, tutti trasferiti a Bardi da Piacenza ma anche da Treviso.

Cosa vuol dire vivere in montagna per uno che ha sempre vissuto in città?
La qualità della vita è molto più alta dei disagi: è una comunità coesa che ha imparato ad aiutarsi e a diventare autosufficiente. E i costi sono molto diversi: quello che pago per una villa con giardino a Bardi è meno di quello che spendevo per un appartamento anni 70 in condominio a San Nicolò.

A Piacenza si parla molto di interventi per non far morire la montagna. Cosa fare per evitare lo spopolamento?
Intanto i montanari non percepiscono la differenza tra province; si sentono molto più affini a un abitante di Ferriere o Bobbio, tant'è che a Bardi si parla molto di collegio elettorale orizzontale: in questo momento hanno come parlamentare Bersani - sono fortunati - ma sentono il bisogno di rappresentanti della montagna perché le loro esigenze sono diverse.
Piacenza è in ritardo di almeno 10 anni: della montagna si è parlato tanto, si sono spesi molti soldi, ma nessun risultato concreto. Ho visto ditte prendere i finanziamenti della Provincia perché avevano la sede legale in montagna ma poi lavoravano in pianura. La vera presenza sulla montagna non c'è. I fondi hanno generato il finto laboratorio informatico di Morfasso oppure Sintra: ma perché deve esistere una società pubblico-privata che fa quello che fanno cinquanta ditte private? Sarebbe stato meglio spingere le aziende a fare le cose e poi verificarne i risultati.

Si è sbagliata strategia?
Io stimo quelli che hanno aperto un ostello o l'agriturismo ma sono isolati, non fanno parte di una rete. Ma è il contesto, le sinergie che creano lavoro in montagna. A Bardi gli enti locali hanno trovato finanziamenti e ci hanno messo servizi e spazi, come la sede per le aziende che per 3 anni sono ospitate gratuitamente in un'incubatrice. E qualcuno ci ha rischiato di suo: l'ex sindaco di centro destra ha anticipato di tasca sua 200 mila euro per avviare il progetto e quello attuale, di colore opposto, è andato avanti perché ne ha condiviso il senso, lui che non sa accendere un computer.

Nell'articolo che hai scritto su Libertà nelle scorse settimane, hai detto che le tue critiche non nascono da una "sindrome di malpancismo" ma da esperienze concrete. Quali?
A Piacenza a tanti non va mai bene niente, sempre sospettosi sulle iniziative e diffidano di tutti. Questa situazione l'ho vissuta sulla mia pella e sul lavoro ho visto schemi poco meritocratici. Ho vissuto esperienze importanti a Piacenza, provando l'eccellenza come i muri di gomma. Mi ricordare due esempi positivi. Uno è Teatro Gioco Vita, dove sono arrivato a fine anni '80: una forza di propulsione. Da Maj ho imparato l'idea di confrontarsi con le esperienza in ogni luogo e cercare di portarle a Piacenza, fregandosene del fatto che la gente credo di volere solo ciò che conosce. E poi la giunta Vaciago e in particolare l'assessore alla Cultura Anelli: allora si respirava un clima di rilancio, c'era l'aria frizzante e in Comune le persone positive erano messe in condizione di lavorare. L'Anelli di allora è però molto diverso da quello visto in Provincia.

E oggi?
Leggo quello che accade da Bardi, ma ho avuto anche rapporti diretti con questa Giunta: sono stato sostenitore di Reggi ma sono deluso, Io speravo fosse addirittura meglio di Vaciago.

Marta Tartarini
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Le occasioni sprecate (articolo su Libertà)


Ho letto con attenzione e curiosità l'intervento in prima pagina di Paolo Rizzi "Idee e progetti per il ritorno alla montagna piacentina".
Con particolare coinvolgimento dato che da gennaio di quest'anno ho fatto una scelta radicale di vita decidendo di trasferire la mia attività e la mia famiglia sull'Appennino... parmense però. Precisamente a Bardi; esperienza emblematica di cui a Piacenza, ho notato, si è parlato e se ne parla poco. Anche nel centrato intervento di Rizzi si fa riferimento ad altre esperienze ma non alla vicinissima Bardi. Sarà forse troppo vicina (confina con tre comuni piacentini) per non costringere a tirare già un bilancio, se non proprio negativo, che constati almeno un notevole ritardo rispetto ai nostri intraprendenti "cugini"?
Ovviamente la mia punzecchiatura non è rivolta a Rizzi, che ha centrato in più punti il cuore del problema.
E' però vero che quando ho scelto l'utopia bardigiana potevo già constatare un progetto sul lungo periodo e una mentalità vincenti. Mirati studi demografici realizzati in collaborazione con l'Università di Parma per evidenziare il trend e relativi convegni aperti alla cittadinanza messa in modo chiaro e violento di fronte all'ipotesi: "O facciamo in modo di attrarre velocemente giovani immigrati con le possibilità delle nuove tecnologie o scompariremo definitivamente nel giro di 30 anni!".
Cittadini di un territorio, abituati a far fronte comune per affrontare in modo inevitabile le dure condizioni delle vita in alta montagna, che hanno partecipato attivamente a tali convegni.
E' per questo che alle mie prime visite di perlustrazione ho trovato un intero territorio compatto e coinvolto nel progetto. Dai più giovani agli anziani, qualsiasi associazione e istituzione, persino di "colori" contrapposti.
E ho trovato un robusto centro servizi informatici esistente, realizzato con il restauro dello storico palazzo Maria Luigia, con annessa "incubatrice" per ospitare per i primi tre anni gratuitamente l'attività delle neonate aziende operanti nelle nuove tecnologie e una frenetica corsa contro il tempo per coprire sempre più ampie fette di territorio con la famosa banda larga, distribuita però gratuitamente in wireless alla cittadinanza e alle aziende. E' infatti sbagliato dal mio punto di vista chiamare "autostrade informatiche" quelle che dovrebbero essere "strade" per tutti per poter facilitare le vie di comunicazione virtuali, dove l'istituzione le realizza al pari di vie asfaltate e marciapiedi (basta in fondo il costo di duecento metri di catrame per realizzare le infrastrutture tecnologiche e coprirne i relativi costi di mantenimento per un anno intero!). La storia ci ha insegnato che le strade portano rapidamente sviluppo e ora che di viadotti e piloni non se può veramente più, dove invece è possibile e doveroso uno sviluppo eco-compatibile, l'unica possibilità è portare gli invisibili snodi telematici in luoghi dove, citando Rizzi, "E' più sicura e bella la vita lontano dagli incidenti e dallo smog".
Va sottolineato, per far comprendere il salto di mentalità quasi inspiegabile per un piacentino, che per poter realizzare il Palazzo, dato che per essere presentato all'Unione Europea era necessario un progetto finito e che nella documentazione andava presentata anche la fattura del progettista, il sindaco di allora di Bardi, tal Berni, si prese l'impegno di coprire a titolo personale tale costo (si parla di un paio di centinaia di migliaia di euro...) nell'eventualità che il finanziamento comunitario non fosse stato approvato!!
Dietro all'arrivo delle aziende che hanno scelto di trasferire a Bardi la propria attività, aderendo a un vero e proprio modello di vita e lavoro, c'è l'attività instancabile di Andrea Pontremoli, Presidente e Amministratore Delegato di IBM Italia e di IBM Global Services South Region. Un bardigiano DOC e trascinatore entusiasta del progetto. Che ha convinto diverse grandi aziende a fare ricerca e sviluppo sull'Appennino, e altre aziende a trasferirsi; come quella per cui sto lavorando ora e che sulla spinta del clima ha preso in prestito il nome da una canzone di Ligabue: "Regalami il tuo sogno srl"...
Sono 6 le aziende arrivate tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005. Una ha assorbito la richiesta di occupazione dei giovani del posto assumendo in un sol colpo 25 giovani, mentre le altre sono salite dalla pianure portando immigrati. Anche dalle altre provincie, come è il caso della nostra che ha portato 7 piacentini, un parmense e un trevigiano con relative famiglie. E nel mio caso ho portato, oltre a mia moglie che lavora con noi da casa, anche due bambini di 2 e 4 anni, che in montagna valgono per una comunità ben più dell'oro e che hanno trovato una tale qualità della vita e soprattutto una purezza e spontaneità nei rapporti umani che difficilmente ora potranno più rinunciarvi.
Potrei citare anche il premio BardiWeb, manifestazione che si tiene ogni anno da 6 anni e dove vengono assegnati i premi più prestigiosi per chi in Italia opera nella realizzazione dei più disparati siti internet. Lo staff di questa manifestazione è costituito in modo trasversale da professionisti di tutte le aziende di Bardi e guidato dallo stesso Pontremoli e che da qualsiasi parte del mondo si trovi rimane sempre in contatto con il gruppo e che in modo rocambolesco non manca praticamente mai alle riunioni del sabato pomeriggio.
Ma il progetto nel suo insieme si fonda soprattutto sulla parte più delicata: le scuole. Sempre gli studi di andamento demografico dimostrarono che proprio con la scelta delle Scuole Superiori arrivava insesorabile la necessità per interi nuclei familiari di trasferirsi in pianura. Ma quest'anno sono usciti i primi diplomati del Progetto Scuola di Bardi. Sono già passati quindi 5 anni di lezioni in parte tradizionali e in parte seguite in videoconferenza con gli Istituti Superiori di Parma.
Conosco bene Piacenza, il suo territorio e le sue genti. E non posso certo essere classificato nella categoria dei "piagnoni" che sempre e comunque si sono lamentati con i classici "Non c'è nulla, non si può far niente". Penso di essermi speso in più di un'occasione per inventare, proporre e trascinare in varie iniziative. Eppure ho dovuto riscontrare sulla mia pelle cosa significasse il motto piacentino "Qui si semina 100 per raccogliere 10... se va bene" e di quanto ci fosse più impegno nel distruggere il lavoro altrui che nel proporre in stimolante competitività qualcosa di proprio e sempre migliore. Spesso solo un'irrefrenabile corsa verso il basso, verso solo reciproci annullamenti, con buona pace di tutti quelli che soffrono alla solo idea del minimo cambiamento. Orti e orticelli, divisioni e sospetti. E tanti inutili orgogli localistici.
Conclude Rizzi ironicamente "O forse mi sbaglio ed è solo un'illusione", parlando di come si potrebbe rilanciare l'Appennino. E a me vengono in mente i denari pubblici che ho visto sprecare propri sui progetti telematici. Di come non sono state valorizzate le piccole e dinamiche imprese esistenti o nascenti e a cui è stata addirittura contrapposta Sintra, una società a maggioranza pubblica, danneggiando in modo inevitabile il mercato, e che assorbendo gran parte dei finanziamenti per la sua stessa sopravvivenza finisce per impiegare le risorse che altrove sono invece diventate reale eccellenza. Penso a come vedevo spendere i finanziamenti per il famoso "Marketing territoriale" con campagne di comunicazione che finivano per raggiungere i soli piacentini, lasciando il solito messaggio "Il miglior posto dove vivere", ma senza creare virtuosismo alcuno o i famosi necessari investimenti dalle altre provincie.
In questo senso vorrei citare un esempio clamoroso, che può far capire perché le pessimistiche previsioni sull'Appennino potrebbero risultare realistiche. Ne avrei tante di cose da raccontare, ma è meglio non andare apparentemente fuori tema e rimanere nel solco "Appennino e le nuove tecnologie".
Alla fine del 2003 ho presentato a vari interlocutori istituzionali un progetto decisamente appetitoso. Essendo coinvolto in prima persona nello staff avevo la possibilità di portare a Piacenza nella primavera 2004 la quarta edizione di una manifestazione già collaudata dal titolo "DIGITAL CULTURE, l'evento per i creativi digitali". Una tre giorni di campus, seminari, workshop per chi si occupa di arte, musica, grafica, cinema, fotografia, grafica e web, ovviamente in chiave strettamente digitale. Si stava pensando di trasferire la manifestazione, che negli anni precedenti aveva avuto un afflusso di 6/7000 professionisti e non a Piacenza, addirittura proponendo un'attività di formazione continua lungo tutto l'anno, proponendo anche ad agriturismi e località della Provincia di ospitare una miriade di mirate iniziative di formazione. I promotori erano Apple, Microsoft, Epson, Adobe, Macromedia, HP, Canon solo per citare alcune delle più note multinazionali. Incontrai fra gli altri il sindaco Reggi, l'assessore comunale Elefanti, l'assessore provinciale Anelli, e accompagnai a più riprese gli organizzatori, fra i quali un dirigente di spicco di Apple Italia a visitare Palazzo Farnese, Sant'Agostino, la Ricci Oddi, l'Ente Fiera, l'ex Centrale Enel, ipotizzando una manifestazione non solo strettamente fieristica. Nessuna richiesta di finanziamento diretto ma solo supporto in termini logistici e organizzativi, chiedendo agli enti partecipazione e supporto in termini di spazi e servizi. Il gruppo di aziende avrebbe invece investito circa 200.000 euro nel primo anno (i famosi investimenti dalla altre provincie e addirittura nazioni?).
Inutile raccontare che tutto finì nel nulla e lottai senza capire per mesi contro un muro di gomma. Tanti "bello, interessante, si potrebbe" ma nessun impegno concreto. Dovetti anche assistere a un funzionario che telefonava a uno dei rappresentanti politici citati per avvertirlo che una riunione sul progetto non avrebbe potuto tenersi a causa di un disguido, e dover ascoltare involontariamente in viva voce il ringraziamento per il "disturbo levato", con la promessa di un "se passi ti offro da bere per ringraziarti".
Forse, secondo la logica spiegata prima, non ero la persona giusta per proporlo. Forse avevo già preso troppo spazio e dimostrato troppa incauta intraprendenza, e senza veri padri promotori alle spalle. Come spiegato sopra si sono probabilmente messi in moto per prima cosa gli anticorpi preoccupati più del vantaggio in visibilità che ne avrei tratto, rispetto all'innegabile vantaggio che ne avrebbe avuto la comunità. Ma è solo una mia ipotesi.
L'evento si tenne comunque e con enorme successo nella solita Milano e proseguirà anche nei prossimi anni.
Chissà che non mi venga l'ovvia tentazione di convincere gli organizzatori di portare la manifestazione proprio a Bardi, in un tecnologico appennino a pochi chilometri dalla provincia di Piacenza. Nell'ex principato Landi dove ancora tanta tradizione e storia piacentine sono ancora presenti ma dove surrealmente a volte mi sembra di essere a centinaia di chilometri di distanza.
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